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Molte delle splendide libere professioniste con cui collaboro lamentano una dinamica ricorrente: nonostante si impegnino a coltivare la produzione dei propri contenuti online e si prodighino a rispettare un serrato calendario editoriale definito sulla base di un attento e accurato piano editoriale, i clienti tardano ad arrivare.
Anzi, delle volte non arrivano proprio.

Ti posso assicurare che nella maggioranza dei casi questo tipo di problematica non è direttamente correlata a qualche errore dal punto di vista della strategia di marketing.
Generalmente le mie clienti sanno perfettamente cosa fare: hanno frequentato corsi di digital marketing, conoscono le logiche degli algoritmi e hanno anche ben chiaro quale sia il proprio target.

Eppure c’è qualcosa che non va.
Di solito, infatti, una situazione come quella appena descritta nasconde un blocco situato nella dimensione dell’Essere piuttosto che in quella del Fare. In particolare, con l’esperienza ho notato che spesso c’è lo zampino di una convinzione limitante legata alla vendita.
Scopriamola insieme.

Vendere non significa costringere

Quando affronto l’argomento “vendita” con le mie clienti, si aprono le danze delle convinzioni limitanti.
Sopraccigli alzati, occhi al cielo, sguardi crucciati e labbra corrugate sono solo alcune delle espressioni facciali che accompagnano dei lunghi e intensi sospiri di rassegnazione.

Già, rassegnazione: questo è uno dei poteri delle convinzioni limitanti.
Quasi come fossero un paio di occhiali in grado di filtrare la realtà influenzando la nostra interpretazione del mondo, le convinzioni limitanti ostacolano la capacità di raggiungimento di un determinato obiettivo.

Ma c’è una buona notizia!
Queste credenze, generalmente createsi in tenera età in risposta all’educazione e all’interazione con gli altri, possono essere messe in discussione e trasformate in uno stimolo utile a realizzare i nostri desideri.

Tornando al tema di questo articolo, quante volte hai vissuto la vendita dei tuoi servizi o dei tuoi prodotti come un atto di “costrizione”:

  • Verso te stessa: vorresti che la tua clientela del cuore si affidasse spontaneamente a te, senza che sia proprio tu quella che accende i riflettori sul tuo business.
  • Verso gli altri: pensi che vendere o, più in generale, fare marketing sia un’attività aggressiva finalizzata a forzare gli altri a spendere del denaro per te.

Dimmi la verità… hai l’impressione che ti stia leggendo nel pensiero, vero? Tranquilla: non ho alcun super potere. Semplicemente ci sono passata anche io!

Ed è proprio per questo motivo che vorrei invitarti a riflettere su alcuni aspetti, così da poter sfatare questa comune e, ahimè, tossica convinzione limitante legata alla vendita.

Sei pronta a far fiorire il tuo business?

Ricorda che:

  • Attraverso la tua attività porti valore nel mondo.
    Se proponi il frutto del tuo impegno con gentilezza e rispetto, per quale motivo dovresti risultare aggressiva?
    Uno dei lati positivi del tam tam delle informazioni reperibili online consiste nel fatto che così come un tuo post di vendita dei tuoi prodotti o servizi può essere visualizzato, allo stesso modo può essere “skippato” (ossia evitato o non visualizzato dal tuo potenziale pubblico).
    Analogamente nel caso in cui tu voglia parlare della tua offerta attraverso la tua newsletter: le tue lettrici possono scegliere di non aprire la tua mail, oppure, qualora non più interessate ai tuoi contenuti, possono decidere di interrompere la corrispondenza con te.
  • Il business è una relazione di scambio.
    Tu proponi il valore dei tuoi prodotti o servizi e la tua clientela ricambia con dell’altro valore tradotto in una somma di denaro.
    Trattandosi di uno scambio equo, dove percepisci il concetto di forzatura?
    A tal proposito, siamo d’accordo sul fatto che il denaro altro non è che un mezzo di scambio o, anche in questo caso, c’è un bel vaso di Pandora di convinzioni limitanti da aprire?
  • Il tuo business ha bisogno di te.
    Per poter crescere e fiorire come merita, il tuo business ha bisogno di essere seminato e nutrito.
    Hai mai pensato che assecondare la convinzione che “vendere equivale a costringere” significa, all’atto pratico, smettere di nutrire questa tua creatura?

Bene, direi che le tre semplici domande che ti ho appena posto possano lasciare spazio a una profonda e fruttuosa riflessione.
E se pensi che possa servirti il mio supporto per questa tua esplorazione, clicca qui e vieni a dare un’occhiata ai miei percorsi!

[Pic by nine koepfer on Unsplash]

Chiara
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