Gioco del Triangolo Drammatico: l’elisir di cui la Vittima è portatrice

Ti capita di sentirti impotente?
Forse stai giocando la tua partita al gioco del Triangolo Drammatico.

In questo articolo esploriamo a fondo il ruolo della Vittima all’interno del gioco del Triangolo Drammatico, concetto chiave che tratto ampiamente nel mio libro “Rivoluzioni dell’Essere”, pubblicato con Anima Edizioni.

Spesso questo ruolo ci infastidisce, perché ci fa sentire senza valore e privi del nostro potere personale. Tuttavia, esplorare profondamente tale personaggio può rivelare grandi consapevolezze, elisir per la rinascita e l’evoluzione personale.

Siamo culturalmente portati sia a provare pena per la Vittima che a rifiutarla.
Nelle prossime righe troverai alcuni spunti che ti aiuteranno a riconoscere e a dialogare con questo personaggio del Triangolo Drammatico, accettandone l’esistenza e ascoltando il messaggio di crescita ed evoluzione che porta con sé.

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Sentirsi impotenti e il gioco del Triangolo Drammatico: una possibile connessione

In precedenti articoli abbiamo iniziato a svelare le dinamiche del gioco del Triangolo Drammatico, analizzando in particolare i ruoli del Salvatore e il mito del tradimento dell’Anima.

Come racconto nel mio libro, questo modello relazionale può essere interpretato come una chiave di lettura per
osservare, riconoscere e infine pacificare il mito del tradimento dell’Anima.

Oggi, partendo proprio dalla sensazione di impotenza, ci addentreremo in un altro ruolo fondamentale di questo gioco: quello della Vittima.

Il percepire una profonda mancanza di potere sulla nostra vita, sugli eventi o sulle nostre relazioni, potrebbe essere indizio del fatto che stiamo incarnando tale ruolo. 

Il ruolo della Vittima: oltre il giudizio

È importante sottolineare fin da subito che parlare del ruolo della Vittima non significa etichettare o giudicare chi sta mettendo in atto questo tipo di atteggiamento. Spesso, quando si menziona questo ruolo, la reazione immediata è di distanza e fastidio.

Questo accade perché sentirsi dire “Ti stai comportando come una vittima” può farci sentire sminuiti, impotenti e privi del nostro potere personale. Tale reazione è comprensibile, ma ci impedisce di esplorare più a fondo le dinamiche sottostanti.

In realtà, il ruolo della Vittima (così come quello del Salvatore e del Carnefice) custodisce grandi consapevolezze, elisir di rinascita ed evoluzione. Nonostante la nostra iniziale repulsione, è necessario comprendere che questo ruolo è cruciale per liberarci del gioco del Triangolo Drammatico.

 

Caratteristiche del ruolo della Vittima: assenza di potere personale e reattività

Chi incarna il ruolo della Vittima percepisce una forte sensazione di impotenza. Indossando questa “maschera” si perde la presa sulla vita, sugli eventi e sulla realtà che ci circonda. La vita, le relazioni e le situazioni vengono vissute come qualcosa di esterno da noi che accade in modo casuale e che possiamo solo subire.

Nella migliore delle ipotesi cerchiamo di gestire le situazioni, ma più spesso ci troviamo a reagire ad esse, mossi da pattern automatici e senza una piena presenza a noi stessi. Quando agiamo per reazione, infatti, non siamo connessi con la nostra verità interiore.

Una delle caratteristiche principali della Vittima è proprio questa assenza di potere personale e, di conseguenza, la mancanza di presenza a se stessi e alla propria verità. In questo stato ci rapportiamo alla vita da una prospettiva di impotenza.

La cultura del sacrificio e il desiderio di potere

Un aspetto interessante da considerare è che siamo figli di una cultura del sacrificio, tema, questo, ricorrente anche dal punto di vista religioso: siamo socialmente educati a compatire la vittima.

Ho potuto osservare direttamente, attraverso le numerose sessioni con i miei clienti, come spesso ci sia una parte di noi incline a dire: “Oh, poverina, non può farci niente, è la vita che è cattiva con lei”
. Questa dinamica di compassione sociale verso la Vittima può paradossalmente mantenerci intrappolati in tale ruolo, offrendo una sorta di “beneficio secondario” legato all’attenzione e alla cura degli altri.

Allo stesso tempo, siamo anche figli della cultura del progresso, del risultato e del successo: non ci piace sentirci impotenti o non avere la possibilità di esercitare il controllo. Di conseguenza, la figura della Vittima è spesso quella che vorremmo cancellare dal palcoscenico della nostra vita.

Eppure, proprio questo ruolo può offrirci una grande occasione di crescita
. La chiave per evolvere da una posizione di Vittima a una di consapevolezza e piena presenza alla vita risiede proprio nel renderci conto che in ogni momento possiamo scegliere di riappropriarci del nostro potere personale.

Riconoscere il ruolo della Vittima per evolvere: il primo passo verso il cambiamento

Il primo passo fondamentale per uscire dal gioco del Triangolo Drammatico consiste nella resa: non ha senso negare o combattere queste parte di noi, poiché si tratta di nostri alleati.

Nel caso della messa in atto del ruolo della Vittima, siamo chiamati a osservare se stiamo delegando all’esterno il potere sulla nostra vita, la responsabilità delle nostre relazioni, dei nostri risultati e del nostro benessere. In particolare, è cruciale aprirsi a questa osservazione senza giudizio.

Una volta riconosciuto che stiamo effettivamente delegando all’esterno una parte del nostro benessere, il passo successivo è chiederci perché abbiamo fatto questa scelta: che cosa ci ha portato a ricorrere a questa delega? 

Infine, è fondamentale porci un’ulteriore domanda: siamo ancora disposti a pagare il prezzo di questa delega? Vogliamo davvero ontinuare a vivere in uno stato esistenziale in cui la vita ci accade senza che noi possiamo esserne protagonisti e co-creatori?


Riappropriarsi del potere personale con una nuova narrazione


Uno dei modi più efficaci per iniziare a riappropriarci del nostro potere personale è attraverso il linguaggio con cui descriviamo la nostra realtà. L’approccio che adottiamo nell’osservare gli eventi della nostra vita ha un impatto diretto sulla nostra percezione di potere o impotenza.

Trasformare una “storia di impotenza” in un “racconto di presenza e potere” è un passo fondamentale verso la riappropriazione del nostro pieno potenziale.

Non sai da dove cominciare?
Scopri il mio libro “Rivoluzioni dell’Essere”!

 

 

[Pic by Maxology Photo]

Sono Chiara

Scrittrice, coach e creatrice dei Linguaggi Evolutivi, l’approccio che attraversa la parola, la voce, il corpo e il pensiero simbolico per liberare l’espressione e generare coerenza tra verità interiore e realtà vissuta.

Con ALKHEIA, il movimento che ho fondato, ho dato vita a un ecosistema in cui la crescita individuale incontra la trasformazione collettiva.

Un invito a disobbedire con gentilezza alle versioni imposte di sé per scegliere consapevolmente chi essere e prendere posizione nel mondo con autenticità, visione e coraggio.