Oggi ci immergeremo in profondità nel tema dell’autorealizzazione, un argomento che ho già sfiorato in passato ma che ritengo fondamentale esplorare attraverso diverse prospettive.
L’obiettivo è arricchire la nostra esplorazione con nuove sfumature, sempre più variegate e sottili.
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IL LEGAME INATTESO
Nei precedenti articoli abbiamo considerato l’autorealizzazione in relazione alla manifestazione della nostra verità e all’importanza di esprimere con coraggio i nostri valori e ciò in cui crediamo. Questo anche quando tale manifestazione può inizialmente generare una sensazione di rischio o la paura di perdere qualcosa o qualcuno.
Più di recente, la nostra attenzione si è concentrata sul nesso tra autorealizzazione e dipendenza, un tema che ha suscitato un forte interesse nella community ALKHEIA. Molti hanno espresso curiosità riguardo a questo collegamento, suggerendo l’importanza di approfondirlo ulteriormente.
Autorealizzazione e dipendenze
Spesso tendiamo ad associare il senso di autorealizzazione al conseguimento di specifici risultati esterni. Questi possono manifestarsi come un determinato tipo di lavoro, una relazione particolare, un certo standard di vita o l’ottenimento di beni materiali come denaro e potere.
Se la nostra autorealizzazione è vincolata a elementi esterni, quanto possiamo definirla autenticamente “auto-realizzazione”?
In questa prospettiva, saremmo perennemente dipendenti da fattori al di fuori di noi per sperimentare quel benessere che l’autorealizzazione dovrebbe intrinsecamente generare. Questa è una riflessione cruciale che abbiamo già approfondito qui.
La trappola del tempo
Oggi desidero introdurre un ulteriore elemento fondamentale nella nostra disamina: la profonda connessione tra l’autorealizzazione e il tempo. Riflettici un momento: quando pensiamo all’autorealizzazione, la nostra mente si proietta quasi inevitabilmente verso il futuro.
“Quando avrò il lavoro dei miei sogni, quando troverò il partner ideale, quando possiederò quella casa o quella macchina, quando avrò una certa somma di denaro… allora mi sentirò realizzato”.
Oppure, ci ancoriamo al passato:
“Quando avevo quella opportunità, quando ero in quel modo, quando facevo determinate cose…”
È vero, inizialmente ho menzionato come l’autorealizzazione possa essere collegata a fattori esterni come relazioni, lavoro e denaro. Tuttavia, questi non sono altro che “oggetti luccicanti” che catturano la nostra attenzione.
Accanto al desiderio di possedere questi “shiny objects”, si cela sempre una precisa dimensione temporale, chiaramente rispecchiata nei verbi che utilizziamo quando immaginiamo di raggiungere questi traguardi apparentemente desiderabili.
Qual è dunque la conclusione di tutto ciò? La nostra autorealizzazione finisce per essere dislocata lungo una linea temporale, oscillando tra un passato che non esiste più e un futuro che non si è ancora materializzato.
Di cosa stiamo parlando in sostanza?
Di nulla.
E questo è particolarmente problematico, considerando che stiamo discutendo di autorealizzazione.
Liberarsi dalla governabilità: il potere del momento presente
Questo ci conduce direttamente a una domanda cruciale: “Quanto vali adesso?”
Porsi questa domanda può innescare una trasformazione radicale nella tua prospettiva.
Portare l’attenzione sull’adesso è fondamentale. Eckhart Tolle, autore di un libro prezioso e di grande successo sull’importanza del presente, offre spunti illuminanti su questo tema: concentrarsi sul momento presente significa riappropriarsi del nostro potere personale.
Perché, al di là degli “oggetti luccicanti” e della prigione del tempo, se leghiamo la nostra autorealizzazione a fattori esterni, diventiamo facilmente governabili.
Il mito del successo, il mito del sacrificio e il mito della produttività fanno leva proprio su queste nostre fragilità.
“Se avrai successo economico, allora potrai…”.
“Compra l’ultimo modello di telefono perché così ti sentirai…”.
“Acquista l’auto più recente per fare colpo sugli altri…”.
È evidente che l’incentivare questo desiderio di possesso di qualcosa di esterno si fonda sulla presunzione che il nostro benessere deriverà dal soddisfacimento di quel bisogno indotto, di quella dipendenza.
Ma se parliamo di dipendenza, ciò implica che non saremo mai realmente appagati.
E qui si instaura un circolo vizioso di controllo.
Se, al contrario, focalizziamo la nostra attenzione su quanto valiamo nel presente, nessun meccanismo di controllo esterno potrà esercitare un vero potere su di noi. Perché non esiste una dimensione temporale distorta, non ci sono “oggetti luccicanti” a distrarci; ci concentriamo unicamente sul nostro valore intrinseco nel qui e ora.
Quanto vali adesso?
Questa domanda è certamente sfidante: il valore, infatti, non è quantificabile.
È un concetto che sottolineo frequentemente, ma insisto affinché tu possa interiorizzarlo profondamente, così da innescare un autentico cambiamento.
La domanda fondamentale, in realtà, è: “Ti rendi conto di valere già adesso?” (indipendentemente da ciò che potrebbe accadere in futuro o da ciò che è accaduto nel passato, dimensioni, queste, che non esistono più o che devono ancora manifestarsi.)
Se desideri esplorare ulteriormente i temi dell’autorealizzazione e del “mito del tradimento dell’Anima”, ti ricordo l’uscita del mio libro “Rivoluzioni dell’essere”, disponibile negli store online e, a partire dall’11 marzo, anche nelle librerie fisiche.
Ti auguro delle profonde rivoluzioni interiori
[Pic by Maxology Photo]






