Perché se stiamo bene, ci sentiamo in colpa?

Quanto spesso ci concediamo il lusso di ammettere di stare bene?

In un mondo che spesso ci invita a focalizzarci sulle nostre mancanze, sul dolore e sulle difficoltà, sembra quasi che provare piacere sia diventato qualcosa di cui vergognarsi.

In questo articolo esploreremo le ragioni profonde che ci portano a celare il nostro benessere, così da ricontattare il coraggio di manifestarlo.

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Il peso del piacere

Iniziamo con una semplice, ma profonda domanda: come stai?

Questa domanda, così comune nei nostri scambi quotidiani, è spesso posta per cortesia, più che per autentico interesse. Quante volte ci sentiamo davvero ascoltati quando rispondiamo? E quante volte ci troviamo a dare risposte automatiche come “tutto bene dai” o “si tiracchia”, anziché rivelare cosa accade davvero dentro di noi?

Spesso la risposta tende verso il lamento. Viviamo in una cultura in cui è più accettabile condividere difficoltà e sofferenze, piuttosto che esprimere gioia e benessere. 

Cosa accade quando scegliamo di rispondere con un sincero “Sto benissimo”? Perché questa affermazione può risultare spiazzante, se non addirittura motivo di vergogna?

La Cultura del Lamento e del Martirio

In molte società, la cultura del martirio è profondamente radicata. Il sacrificio, la sofferenza e il “far buon viso a cattivo gioco” sono spesso considerati virtù. Al contrario, il piacere e il benessere vengono talvolta percepiti come “immeritati” o “pericolosi” (se non addirittura “peccaminosi”).

Quante volte, di fronte alla felicità di qualcuno, tendiamo ad attribuire quel benessere alla fortuna? Questo atteggiamento minimizza il percorso personale, fatto di esperienze, scelte e lavoro interiore, che ha portato quella persona a uno stato di benessere.

Questo schema culturale alimenta l’idea che chi si lamenta è più “umano”, più vicino agli altri, mentre chi manifesta gioia e piacere rischia di diventare una “pecora nera”. Questo è particolarmente vero quando parliamo di piacere profondo, o addirittura di godimento, una parola che evoca spesso sensazioni contrastanti.

Il Piacere e la Vergogna

Il piacere, e soprattutto il godimento, sono spesso associati a vergogna per diverse ragioni. Una di queste è la paura della punizione.

C’è una convinzione inconscia, radicata in molte tradizioni culturali, che vivere un momento di piacere porterà inevitabilmente a una sorta di contrappasso: “Oggi godo, ma domani pagherò”.

Questa dinamica è rafforzata da espressioni come “chi si accontenta gode”, che glorificano l’accontentarsi e il sacrificio. Cosa succede se ribaltiamo questa narrativa? Se invece di accontentarci, scegliamo di vivere pienamente il piacere e il benessere, senza colpa o vergogna?

Gratitudine e Celebrazione

Un altro elemento chiave in questa riflessione è la gratitudine. In ambito di crescita personale, la gratitudine è spesso presentata come una pratica essenziale per riconoscere le cose positive nella nostra vita. Tuttavia, se vissuta con una mentalità di “riverenza” o “sottomissione” verso una vita percepita come distante e punitiva, la gratitudine può trasformarsi in una forma di paura camuffata.

La gratitudine non è riverenza, ma piena e presente celebrazione del piacere e del benessere. Celebrare significa riconoscere che il nostro benessere è una parte naturale della vita, un diritto di nascita e non qualcosa per cui sentirsi in debito o in colpa.

La Scelta del Benessere

Lo stare bene non è una questione di fortuna. È una scelta.

Certo, la vita presenta sfide e momenti difficili, ma è nel nostro potere scegliere come rispondere a queste situazioni. Questo richiede coraggio: il coraggio di ascoltare noi stessi, di esplorare il nostro universo interiore e di camminare anche nei sentieri più ombrosi.

Quando abbracciamo una tale consapevolezza, il piacere e il benessere smettono di essere percepiti come privilegi o eccezioni. Diventano invece una parte integrante della nostra esistenza. E qui emerge un punto cruciale: il nostro benessere non diminuisce quello degli altri. Al contrario, quando irradiamo gioia e piacere, possiamo ispirare gli altri a fare altrettanto.

Cambiare la Narrativa

Cambiare la narrativa significa rompere con la cultura del martirio e abbracciare una relazione più intima e genuina con la vita. La vita non è una divinità distante da noi, pronta a punirci al primo segno di gioia. È una compagna di viaggio, con cui possiamo co-creare il nostro percorso.

Da questa prospettiva, la gratitudine diventa allora celebrazione e il piacere diventa una manifestazione del nostro potere personale. Permetterci di vivere il piacere significa riconoscere e affermare il nostro diritto di nascita all’autorealizzazione.

La prossima volta che qualcuno ti chiede “Come stai?”, prova a rispondere con sincerità. Se stai bene, non aver paura di dirlo. Condividere il tuo benessere non è un atto di egoismo, ma un invito agli altri a fare altrettanto.

Ricorda: il tuo diritto di autorealizzazione è un tuo diritto di nascita. Non c’è vergogna nel piacere, ma solo la possibilità di vivere pienamente la tua verità.

[Pic by Maxology Photo]

Sono Chiara

Scrittrice, coach e creatrice dei Linguaggi Evolutivi, l’approccio che attraversa la parola, la voce, il corpo e il pensiero simbolico per liberare l’espressione e generare coerenza tra verità interiore e realtà vissuta.

Con ALKHEIA, il movimento che ho fondato, ho dato vita a un ecosistema in cui la crescita individuale incontra la trasformazione collettiva.

Un invito a disobbedire con gentilezza alle versioni imposte di sé per scegliere consapevolmente chi essere e prendere posizione nel mondo con autenticità, visione e coraggio.