Portare la spiritualità nel lavoro: si può!

Puoi portare la spiritualità in ogni istante della tua vita.
Sono molte le clienti che mi raccontano di non sentirsi spirituali quando impegnate in attività tecniche o razionali: si percepiscono come separate, sconnesse.
Se questo tipo di dinamica riguarda anche te, allora non perderti questo articolo.

Insieme indagheremo nel profondo quali sono i meccanismi che innescano la convinzione per cui soltanto certe azioni definiscono l’essere spirituali o meno.
E non mancheranno spunti di riflessione per pacificare e trasformare questa immagine.

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Sto per affrontare un argomento che per molto tempo, in quella che con affetto chiamo la mia prima vita, è stato per me sfidante e che, ad oggi, noto essere spinoso anche per diverse mie clienti: mi riferisco al presunto conflitto tra lavoro e spiritualità. 

Non solo quando lavoravo come dipendente con il ruolo di ingegnere, ma anche ai primordi della mia carriera nelle vesti di imprenditrice, ho avuto a che fare con una dinamica che mi portava a sentirmi poco spirituale tutte quelle volte in cui mi dedicavo a svolgere delle attività che, rispetto al percepito comune, non avevano nulla a che fare con la spiritualità.

Secondo questa mia convinzione, quando lavoravo come ingegnere fondamentalmente non ero mai spirituale: d’altro canto passavo gran parte della mia giornata all’interno di contesti aziendali nel campo della metalmeccanica. Quando poi ho avviato il mio business manifestando la missione della mia Anima, ecco che tutte le volte in cui mi occupavo esclusivamente di coaching e crescita personale, quindi del facilitare la trasformazione interiore dei miei clienti, allora sì che, per la stessa convinzione, stavo portando nel mondo anche il mio lato spirituale.
Pensavo che attività come la contabilità, il marketing e la pubblicità fossero prive di spiritualità in quanto prettamente organizzative e correlate ad aspetti materiali (come il denaro).

Ad oggi, in occasione dei percorsi di coaching che conduco, alcune mie clienti riferiscono che quando si occupano esclusivamente del lavoro che fa battere loro il cuore, ecco che sentono di portare tutta la propria essenza, compresa la spiritualità, in questo tipo di attività. Diversamente, quando si occupano di attività più tecniche o organizzative, come dicevo poc’anzi, la spiritualità pare venire a vacillare.
Mi è capitato anche di guidare delle clienti che, poiché non impegnate nel campo del coaching, del counseling o di attività olistiche, quasi provano vergogna nell’occuparsi della loro attività imprenditoriale, in quanto non direttamente correlata alla spiritualità secondo i canoni comuni.

Non sei quello che fai

Poiché l’esperienza che ho maturato in quanto essere umano e professionista mi ha portata spesso a esplorare questo conflitto,  desidero condividere con te la grande domanda che ha condotto molte mie clienti dinnanzi al Guardiano della Soglia, il che ha permesso loro di trasformare questa situazione, divenendo una chiave di evoluzione:

Che cosa significa per te spiritualità?

Molto spesso in risposta a questa domanda arriva una descrizione di azioni come: “Sono spirituale quando faccio questo o quello.”
Osservando questa risposta, viene a delinearsi una condizione per la quale l’essere umano è definito da ciò che fa.

Ma non è così!
Noi sei quello che fai, né solo quello che dici, e non sei nemmeno il modo in cui ti comporti: queste sono modalità in cui ti relazioni al mondo, ma il tuo essere, la tua essenza, è qualcosa di ben più grande, di ben più vasto.
Nel momento in cui ti identifichi con le tue azioni, sminuisci e svaluti il tuo immenso Essere.

E cosa fa, invece, secondo i canoni precostituiti, una persona che manifesta la propria spiritualità?
“È una persona che medita, magari si sveglia presto al mattino per dedicarsi alle pratiche spirituali; è una persona che adora accendere gli incensi, che fa uso di oli essenziali, o che accende le candele, ecc.”

Ancora una volta, viene a rimarcarsi una sorta di approccio di comportamento che pare essere l’unico comportamento, l’unica strada per manifestare la spiritualità.
Non sto assolutamente affermando che questo tipo di azioni non abbiano nulla a che fare con la spiritualità, anzi possono essere degli ottimi sostegni per nutrire e coltivare il tuo aspetto spirituale, ma di certo non vanno a definire il tuo essere spirituale o meno. 

Molto spesso mi piace stimolare alla riflessione le persone coinvolte in questo conflitto interiore chiedendo loro se, pur mettendosi a gambe incrociate e in una posizione meditativa, si sentono effettivamente spirituali.

È davvero a questo che si riduce il concetto di spiritualità?
Ebbene, quando pongo questa domanda, mi accorgo che negli occhi di queste persone si accende una luce

Se è vero che la bellezza e la magia dimorano negli occhi di chi guarda, anche la spiritualità trova spazio in quegli stessi occhi.
Contatta il tuo significato più profondo di spiritualità.

Anche quando si parla di meditazione, capita di ridurre la pratica meditativa allo stare con le gambe incrociate figurando dei mudra con le mani. Eppure la meditazione non è solo questo: puoi meditare camminando, correndo, mentre cucini o ti lavi i denti.

La vita è il sogno della tua Anima

Sei tu a scegliere qual è la narrazione da mettere in atto.
Sei tu a scrivere la storia della tua vita, a ponderare le parole con cui narrarla e a stabilire l’approccio con cui viverla

In conclusione, tornando a quello che spesso si manifesta come un conflitto nella relazione tra spiritualità e lavoro, ti invito a portare la tua forma di spiritualità in qualsiasi cosa tu faccia. 

Questo non significa che tutto ti debba piacere!
Ad esempio, personalmente non trovo divertimento nel dedicarmi all’aspetto contabile della mia attività: so che si tratta di una parte importante del mio business, ma preferisco investire le mie energie in altro. Ciò non vuol dire  che quando mi occupo di questo aspetto del mio business io non stia anche manifestando quella parte di me più spirituale (fermo restando che, dal punto di vista dell’imprenditoria, è fondamentale saper delegare ad altri quelle attività che disperdono energia a discapito della creatività). 

Molte volte si (re)agisce come se si dovessere compiere una scelta per cui una via esclude l’altra, mentre, in realtà, la missione è proprio quella di distinguere e non separare. 

Da multipotenziale quale io stessa sono stata definita, ecco che il conflitto interiore più profondo che ho vissuto in giovane età consisteva proprio nel dover scegliere un unico talento, imponendomi un unico interesse e coltivando soltanto quello, lasciando da parte tutti gli altri. 

Perché dover scegliere un’unica strada?
Perché non puoi aprirti a integrare, accogliere, abbracciare tutte le tue parti? 

Un approccio di integrazione e di accoglienza è ciò che ti dà la possibilità di manifestare il tuo immenso essere. 

Quindi ti invito a portare l’attenzione innanzitutto su cosa significa per te spiritualità e a come puoi coltivarla, portandola in ogni istante della tua vita.
Non ci sono azioni giuste o sbagliate, buone o cattive, affinché tu possa esprimere la tua
 essenza. 

Ricorda: ognuno di noi ha un approccio unico e, proprio perché unico, è  di immenso valore.

[Pic by Andrea Crevatin]

Sono Chiara

Fondatrice di ALKHEIA Healing, Coach dell’Anima (ACC), formatrice, Facilitatrice di Alchimia dell’Anima, Moon Mother ®, operatrice Reiki e Istruttore di Yoga Sciamanico e Integrale. 

Intreccio coaching per l’Anima e approccio immaginale per guidarti a realizzare obiettivi allineati alla tua essenza, uscendo con consapevolezza e nel pieno del tuo potere personale da quel gioco tra ruoli, maschere ed identità che ti sta impedendo di accedere alla versione più pura di te.